Silent Disco

Nonostante il fenomeno della discoteca silenziosa esista già da diversi anni (per la precisione si parla addirittura di primi riferimenti in una fiction svedese del 1969), solo nel 2015 sono riuscita a provare questa esperienza. Dei cari amici della Brianza, che propongono sempre qualcosa di diverso, hanno finalmente avuto il coraggio di farci una serata. Coraggio si, perchè come ho detto è un fenomeno conosciuto già da tempo ma non hai mai preso molto piede. Quando se ne parla si immagina sempre quattro ragazzi sfigati che ballano proprio come degli sfigati. A questo si aggiunge una componente di anti-socialità, questi ragazzi in quanto sfigati sono anche asociali, non vogliono parlare e fare nuove amicizie e con le cuffie si sentono al riparo da qualsiasi contatto con altre persone. Già nel 1997 si facevano anche “concerti in cuffia”. Eppure tutti questi eventi sono passati sempre in sordina. La serata a cui ho partecipato io è stata davvero divertentissima. Il fatto di poter scegliere tra 3 canali diversi (rappresentati da 3 diversi dj) permettono di:
– andare in discoteca con tutti i tuoi amici e non dividerti tra serate in base al genere di gruppo
– non annoiarti se ti trovi in un luogo che non ti piace
– poter spaziare tra generi e trovare magari qualche chicca di gioventù che può cambiarti la serata
Inoltre non c’è stata la componente di asocialità, anzi, si instauravano piacevoli momenti di gioia condivisa quando scattava un pezzone classico o una hit famosissima, c’era complicità nel consigliarsi di cambiare canale quando qualcuno si accorgeva che sul “verde” c’era quel pezzo tanto bello. Si cercava poi anche con lo sguardo quelli che stavano ascoltando il tuo stesso dj (riconoscibile dal colore del contorno luminoso delle cuffie).
Insomma, esperienza totalmente positiva da parte mia che considero soprattutto LIBERATORIA: ballare come non ci fosse un domani senza pensare a ciò che pensano gli altri.

Throwback Thursday

E’ Venerdì, ma qui parliamo di qualcosa successa ieri sera quindi Giovedì.
Mi sono trovata in una serata definibile “ignorante” che poi alla fine tanto ignoranti è. Una serata punk rock al RnR di Milano, organizzata da Stage Diving. Al mio arrivo la band, i Pay, aveva già iniziato e a quanto pare i presenti erano già fan della band e caldi al punto giusto. Non ci vuole molto a far scattare il primo stage diving che viene subito replicato a ruota. In pochissimi minuti volano gambe braccia, birre, si staccano pezzi di muro, insegne luminose, cartelli etc (tutto ovviamente in massima sicurezza, precisiamo). Veniamo chiamati a fare ancora più casino quando la band deve registrare un video su una canzone facilissima da ricordare: “Ameba”. Viene ripetuta e registrata 4 volte da diverse angolazioni, qui è stato un continuo stage diving con anche più persone contemporaneamente. Libertà assoluta.
Solo una cosa può bloccare il pogo: la birra. Il motivo è uno solo: il prezzo. Visto che non ci troviamo in centri sociali con prezzi sociali, visto che in generale per berti una birra non ti bastano un paio d’euri, visto che la precarietà regna sovrana ecco che coloro che avevano in mano un bicchierone appena spillato si decentralizzavano mettendosi in zone franche. Anche il più duro dei punk ora deve sottostare alla dura legge del costo della birra.

Comuuuunque, stamattina scopro che la band ha già più o meno ventanni di attività alle spalle. Sono grintosi, non sono ragazzini alle prime armi, sanno il fatto loro e soprattutto sanno divertirsi. Io non ero in formissima, non mi sentivo giovanissima ma dentro di me il sangue circolava come se stessi facendo un gran casino, ricordandomi i tempi d’oro quando il “pogo” chiamava e io rispondevo (che poi non ero nemmeno una punk).

ed ecco dove sta il “Throwback”!

una cover dei Pay con un video che rende benissimo l’idea